I miei libri

Torino che non c’è più. Luoghi e personaggi

Milo Julini – Torino che non c'è più. Luoghi e personaggi, Neos Edizioni, Torino, 2017

Ombre coltelli e scheletri. Due secoli di Torino noir

Ombre coltelli e scheletri. Due secoli di Torino noir

Vari articoli apparsi su “Civico20News” sotto il titolo La “Torino noir” vista e narrata da Milo Julini raccolti in un libro

L’Autore spiega nell’Introduzione di questo suo ultimo libro di aver raccolto diversi articoli a suo tempo apparsi su “Civico20News” sotto il titolo La “Torino noir” vista e narrata da Milo Julini, creato da Natalino Gori, presidente dell’Associazione Culturale Borgo Dora Torino, editrice della testata in questione, quando ha esordito, il 25 febbraio 2013, con il suo primo articolo, Lo scheletro di donna di via Luisa del Carretto (1931). 


Il libro riporta venti racconti di genere true crime, basati su fatti di cronaca nera realmente accaduti a Torino tra il periodo risorgimentale e i nostri giorni. 

Leggi la presentazione del libro nel sito dell’Associazione Culturale Borgo Dora Torino

Leggi la recensione di Consolata Lanz

Leggi la recensione di Mario T. Barber

Medeo 'l Fòl. Storia e leggenda del "Profeta" delle Valli di Lanzo

Medeo 'l Fòl. Storia e leggenda del "Profeta" delle Valli di Lanzo
Milo Julini - Donatella Cane - Claudio Santacroce
Editrice Il Punto Piemonte in Bancarella, Torino, 2014

“Questo è l’ultimo libro al quale ha collaborato Donatella.
Lo dedichiamo a lei che ora non c’è più”

La vera storia della “leggenda” di Medeo ‘l fòl, detto il Profeta, personaggio vissuto un secolo fa nelle Valli di Lanzo, le cui “imprese” riempirono le cronache giudiziarie dei quotidiani e calamitarono la morbosa attenzione dei torinesi.

Il sito dell'editor

La recensione di Michele Albera su "Taurinews

Leggi la recensione di Michel dij Bonavé su "Piemontèis ancheuj" di luglio 2014
 

Il primo scandalo dell’Italia unita - Il caso Cibolla e altre storie criminali - 1854 - 1861

Prefazione di Elena Bianchini Braglia, Presidente del Centro Studi sul Risorgimento e sugli Stati Preunitari (Modena)

Ho ricostruito un oscuro episodio del periodo risorgimentale svoltosi nel biennio 1860-1861 ma con antefatti che risalivano al 1854. Da un processo contro alcuni ladri e assassini - detto processo Cibolla dal nome del principale imputato - si arrivò a mettere in discussione la credibilità dell’esecutivo del neonato Regno d’Italia, sfiorando, col riverbero dello scandalo, persino il nome del conte Camillo Cavour. Si può affermare che il processo Cibolla fu il vero primo grande scandalo dell’Italia unita.

Una mia prima ricostruzione di questo fatto è apparsa nel 1988 con la pubblicazione, in tiratura limitata, di Poliziotti e propalatori nel Piemonte sabaudo. Il caso Cibolla. 1860-1861. A ventiquattro anni di distanza presento una versione del tutto rinnovata nella stesura, ampliata grazie al reperimento di nuovi documenti.

Leggi la recensione nel sito "Piemontestoria"

Leggi la recensione di Gilberto Oneto su "L'Indipendenza"

Leggi la recensione nel sito "Associazione Culturale Borgo Dora" 

Leggi la recensione di "Sinio" marzo 2013

Processi e sorrisi - Racconti giudiziari 1865 - 1878

Processi e sorrisi - Racconti giudiziari 1865 - 1878

Il mio nuovo libro, pubblicato dalla Neos Edizioni per Natale 2012.

Leggi la scheda del libro

Leggi la recensione di "Civico 20 News"

Leggi la recensione su "Moleventiquattro"

Cronache criminali del vecchio Piemonte

Una ricognizione tra fatti e personaggi della Giustizia penale del Piemonte di ancien régime … parenti serpenti, parricidi, banditi di strada, ladri sacrileghi, falsari e altro ancora…

Indice

Capitolo I - Dove l’Autore dice due parole sulla amministrazione della Giustizia del Regno Sardo

Capitolo II - Dove si dimostra a chiare lettere la veridicità del detto popolare «Parenti, serpenti»

Capitolo III - Dove si narrano le malefatte di appartenenti a quello che al tempo era detto “sesso debole” o “gentil sesso”

Capitolo IV - Dove, per par condicio, sono descritte le malefatte nei confronti delle loro mogli di appartenenti a quello che una volta era detto “sesso forte”

Capitolo V - Dove si descrivono personaggi poco lodevoli i quali non hanno rispettato il IV Comandamento biblico «Onora il padre e la madre»

Capitolo VI - Dove si parla di una varietà di personaggi vendicativi, rabbiosi, incorreggibili ed alcuni quasi imprendibili

Capitolo VII - Dove si potrà fare conoscenza con alcuni banditi di strada, quelli che in piemontese sono detti «Sassin da strà»

Capitolo VIII  - Dedicato interamente al serial killer Giorgio Orsolano, assai più noto come «Jena di San Giorgio»

Capitolo IX - Dove si parla di ladri sacrileghi, di suicidi, di ladri domestici e di altre particolarità della giustizia del regno sardo

Capitolo X - Dove si parla di persone sepolte vive, con variegati riferimenti letterari, da Edgar Allan Poe a Carolina Invernizio

Capitolo XI - Dove si narra come l’oste del Gambero con i suoi complici tentò di eseguire una grassazione sulle colline di Torino, finì sul patibolo e divenne poi celebre ispirando un romanzo popolare in piemontese e altri scritti ancora

Capitolo XII - Dove si parla delle ultime sentenze del Real Senato di Piemonte, emanate nel “mitico” anno 1848: nessuna sentenza capitale ma alcuni curiosi e bizzarri casi giudiziari

Capitolo XIII - Dove, come gran finale, si rievocano le feroci malefatte commesse in Provenza dal nipote di Giorgio Orsolano, vale a dire Antoine Galetto, che ne ha veramente fatte più che Bertoldo in Francia tanto da evocare il detto popolare «Buon sangue non mente»

Leggi la recensione de "La Sentinella del Canavese"

Leggi la recensione di "Canavèis"

Leggi la recensione de "Il Monviso"

Leggi la recensione del "Corriere di Saluzzo"

Leggi la recensione de "Le nòstre tor"

Leggi la recensione nel sito "Piemontestoria" 

Leggi la recensione di Roberto Gremmo 

Due storie di poliziotti nella vecchia Torino

Racconto che fa parte dell'antologia "C'era una volta l'Ottocento", Neos Edizioni, Rivoli, 2012.

Sono ricostruiti due episodi realmente avvenuti a Torino nell'anno 1869: alcuni furti, i cui autori sono scoperti da un sagace delegato di pubblica sicurezza, e l'uccisione di una guardia di pubblica sicurezza da parte di alcuni giovinastri ubriachi. E' dedicata particolare attenzione alla ricostruzione di luoghi oggi profondamente mutati del centro storico torinese: l'antica via Nuova (via Roma) e la via XX Settembre, prima della imponente ricostruzione operata in epoca fascista.

Leggi la recensione di "Corriere dell'Arte" 7/12/2012

La morte di Camillo Cavour. Storia di un’inquietante ipotesi risorgimentale

Il conte Camillo Benso di Cavour, presidente del Consiglio dei ministri, ministro per gli affari esteri e per quelli della marina del regno d’Italia, morì alle ore 6,45 antimeridiane del 6 giugno 1861 nel palazzo di famiglia di Torino. Nato a Torino il 10 agosto 1810, Cavour non aveva ancora compiuto cinquant’uno anni: qualche storico annotò che al momento della sua morte, Cavour aveva esattamente l’età di 50 anni, 9 mesi, 21 giorni, precisamente come il re Carlo Alberto quando morì.

All’annuncio della sua morte, al Parlamento, le sedute furono sospese per tre giorni e venne deciso il lutto per venti giorni, coprendo di gramaglia la tribuna e la bandiera.

La fatale malattia di Cavour era iniziata il 29 maggio, alla sera, quando si erano manifestati i primi segni di malessere. Dal 1° giugno 1861 avevano iniziato a diffondersi fra la popolazione di Torino le preoccupanti notizie sulla malattia del Conte di Cavour e in quei pochi giorni, a Torino si era parlato fin troppo di questa malattia: la morte veniva commentata per criticare l’operato dei medici curanti ma, soprattutto fra il popolo, per parlare apertamente di morte per avvelenamento.

Leggi la scheda.

Leggi la recensione di R. Gremmo.

Milo Julini - La morte di Camillo Cavour. Storia di un’inquietante ipotesi risorgimentale, Ananke, Torino, 2011.

Iconografia di Camillo Cavour.

Vita quotidiana e giustizia nel Piemonte risorgimentale: i diecisette assassini

Negli ultimi scorci del regno di Carlo Alberto, una banda di malfattori si muove nelle campagne piemontesi: questi malandrini si nascondono in Torino, capitale di un regno ancora paternalistico e sonnolento, dove i primi fermenti delle nuove idee che nel 1848 sconvolgeranno l’intera Europa, non coinvolgono le classi popolari. Agiscono sulle strade di campagna in occasione di fiere e mercati di paese quando molte persone si spostano, viaggiando di notte e con un gruzzoletto in tasca.

Derubano così mercanti e merciai ambulanti, carrettieri e sensali, con inutile violenza che colpisce spesso persone travagliate da una faticosa quotidianità. Dopo l’arresto, uno dei caporioni collabora con i giudici per ottenere lo sconto di pena previsto dalle antiche leggi sabaude e rivela molti furti e omicidi commessi da lui e dai complici. Ma quando, dopo il 1848, si apre il processo, le nuove leggi non prevedono più l’impunità per i “pentiti”: si ha così un incontro-scontro tra due modi di amministrare la giustizia ed il clamoroso processo, concluso da tre esecuzioni capitali, non segnerà una significativa vittoria da parte della legge.

Pietro Mottino un canavesano brigante e gentiluomo. Storia e leggenda di un bandito piemontese bello, cortese e amato dalle donne: 1849-1854

Pietro Mottino ha dovuto lasciare la natia Candia Canavese per indossare la divisa di bersagliere durante la prima guerra  di indipendenza, diserta e diviene un temerario e cavalleresco brigante, che spadroneggia nel Canavese, nel Vercellese e nel Monferrato, beffando i carabinieri e ammaliando le donne, finché viene arrestato per un infortunio occorsogli. Decide allora di collaborare col giudice, poi evade, ma i carabinieri dopo poco tempo, lo arrestano presso Crevacuore.Processato, è condannato a morte a soli ventisette anni. Intorno al patibolo, a piangere per lui ci saranno le “sue” donne, quelle che col cuore lo avevano seguito nelle sue imprese fantasticando che la loro vita si incrociasse con quella del Bersagliere Mottino, bello, forte, gentile e coraggioso.

Articolo di Dada Rosso del dicembre 2001, dove si parla anche di Pietro Mottino.

L’Arsenio Lupin del Piemonte. Un abilissimo scassinatore astigiano attivo in Torino capitale del regno di Sardegna e del regno d’Italia fra il 1854 e il 1862

In una Torino risorgimentale che si dibatte fra scandali ed epidemie di colera, l’abilissimo scassinatore astigiano Giuseppe Pavia “ripulisce” gli appartamenti di facoltose famiglie torinesi in villeggiatura, portandosi via ingenti ricchezze.

Processato e condannato, evade per riprendere la sua attività nella Torino capitale del neonato regno d’Italia: abilissimo nel preparare chiavi false, capace di assumere molte diverse identità, cortese con le signore, rappresenta l’Arsenio Lupin del Piemonte.

In appendice, altri due brevi racconti:

L’orribile delitto del vicolo dei Sotterratori

I saccheggiatori di casa Tarino

Sempre Torino neo capitale è lo sfondo di due altre vicende giudiziarie: una famiglia aggredita in stile “arancia meccanica” da una banda di teppisti nel degradato centro storico ottocentesco e l’impressionante serie di processi ad agenti della forza pubblica che avevano approfittato di uno dei molti tragici incendi torinesi, per saccheggiare gli alloggi sinistrati.

Il terrore del Roero. Storia e leggenda del famigerato bandito Francesco Delpero: 1857-1858

Nel turbolento Piemonte, alla vigilia della seconda guerra di indipendenza, si svolge la breve disperata avventura di Francesco Delpero che evade dai lavori forzati di Genova dopo aver ucciso un sorvegliante: terrorizza con la sua banda il mandamento di Bra dove compie feroci rapine punteggiate da inutili crudeltà e disseminate di cadaveri, di vecchi contadini, di ragazzini, di donne, persino di due carabinieri.

Catturato e processato, condannato a morte come colpevole di sette omicidi, Francesco Delpero, sulla forca ne confessa addirittura dodici: sarà ricordato nei racconti tradizionali della zona del Roero come un brigante che “rubava ai ricchi per dare ai poveri”, protagonista di una morte esemplare.

I “tre legni amari”. L’ultimo impiccato di Torino e altre stòrie dla forca dal 1851 al 1864

Una ricognizione nei territori spesso inesplorati della giustizia penale risorgimentale, con un percorso a ritroso dall’ultimo impiccato di Torino, attraverso storie di amanti diabolici, di incalliti banditi di strada, di giovanotti assassini per un pugno di marenghi d’oro, di un carabiniere omicida per amore e di carabinieri vittime del dovere, fino all’abolizione della pena di morte sancita dal codice Zanardelli, con un impiccato resuscitato, dotte dispute scientifiche sul metodo preferibile per l’esecuzione e polemiche contro la pena di morte.

Stòrie dla forca. Stòrie dij bòia. Impiccati ed esecutori di giustizia in Piemonte: 1850-1871

Dopo I “tre legni amari”, continua con questo volume la ricognizione nei territori inesplorati della giustizia penale risorgimentale, attraverso storie di banditi di strada e di assassini, vecchi e giovani, allettati da un pugno di marenghi d’oro.

A queste, è affiancata la narrazione di vicende, spesso amare e tristi, vissute, lontano dal patibolo, dai vari esecutori di giustizia di Torino, in particolare dal boia «filosofo» Pietro Pantoni.

Delitto e poesia. I sonetti “criminali” del cavalier Baratta: 1863-1864

In una Torino ancora capitale del regno d’Italia, i lettori dispongono di una rubrica settimanale di cronaca giudiziaria, redatta su un giornale quotidiano dall’intraprendente avvocato Matteo Bertone, con lo pseudonimo di Curzio. Un poeta bohemien commenta con i suoi sonetti queste cronache di Curzio: è il cavalier Antonio Baratta, noto come il Cavaliere senza camicia.

Delitti grandi e piccoli sono così visti attraverso la sua caustica e mordace lente deformante.

Fomne danà. Delitti al femminile in Piemonte: 1848-1868

Non esistono scritti che narrano storie di donne criminali piemontesi per il periodo precedente al trattato di Cesare Lombroso La donna delinquente, apparso nel 1893.

Si intende colmare la lacuna con questo libro: crudeli matrigne, avvelenatrici, ladre e ladruncole di ogni sorta, truffatrici, falsarie, bigame, adultere assassine vengono così a formare un inconsueto quadro dell’altra metà nera del cielo piemontese. 

Indagine sullo Smemorato di Collegno (in collaborazione con P. Berruti, M. Celìa, M. Centini)

Gli autori ripropongono, anche alla luce delle attuali tecniche investigative, i fatti e le testimonianze relative al clamoroso caso dello Smemorato di Collegno. L’intricato e complesso caso giudiziario che appassionò l’Italia degli anni ’30 del Novecento, iniziò a Torino nel mattino del 12 marzo 1926, al cimitero israelitico, quando venne bloccato da un custode un uomo male in arnese che tentava di rubare una urna di bronzo e che dopo l’arresto si atteggiò a smemorato. Chi era lo Smemorato di Collegno? Il tipografo torinese Mario Bruneri, pregiudicato e truffatore, oppure il professore veronese Giulio Canella? Perché malgrado accertamenti investigativi, medico legali ed antropometrici che lo identificavano in modo univoco come Mario Bruneri, la famiglia Canella continuò a sostenere che si trattava del suo congiunto?

I segreti di Sherlock Holmes. Miti, misteri e successo dell’investigatore più noto del mondo (a cura di M. Centini), Ananke, Torino 2004.

Questo volume, a cura di M. Centini, comprende contributi di P. Berruti, E. Cardesi, M. Dell’Oro, U. Defilippi, P. Ferrazzi, P. Gulisano, L. Rangoni e M. Julini. Sono presi in considerazione vari aspetti sia del personaggio Sherlock Holmes che del suo creatore Arthur Conan Doyle.

Per una volta, Milo Julini ha accettato di abbandonare il prediletto filone del true crime del Piemonte per dedicarsi a Sherlock Holmes, una passione che risale ad anni giovanili e rimasta sempre viva. Ha considerato tre aspetti: il Canone fondamentale di Arthur Conan Doyle; gli apocrifi di Sherlock Holmes, con particolare riferimento a quelli pubblicati in Italia; gli aforismi di Sherlock Holmes sulla scienza dell’investigazione che emergono dalla lettura del Canone.

I segreti di Sherlock Holmes. Miti, misteri e successo dell’investigatore più noto del mondo (a cura di M. Centini), Ananke, Torino 2004.

Elenco dei contributi e relative pagine:

V. Il Canone fondamentale. Storie di Sherlock Holmes scritte da Arthur Conan Doyle (p. 49-147); VI. I nipoti di Sherlock Holmes (p. 149-185);

XV. Il crimine è una cosa comune. La logica è una cosa rara. Holmes-pensiero in pillole sulla scienza dell’investigazione (p. 279-283).   

Banditi e ribelli dimenticati. Storie di irriducibili al futuro che viene (a cura di Corrado Mornese e Gustavo Buratti)

La parola “banditi” riunisce sotto un’unica specie il criminale comune che delinque per proprio esclusivo tornaconto e interesse, e varie forme di devianza dalla legge o dal potere motivate da ispirazioni ben più alte: religiose, sociali, politiche, militari. Dunque è essenziale saper distinguere. Banditi e ribelli si oppongono al futuro che viene. Mentre la criminalità comune non ha patria spirituale, il banditismo e il ribellismo trovano rifugio e protezione nelle comunità omogenee del mondo rurale che non si piega alla modernizzazione. Gli irriducibili incarnano consapevolmente o meno lo spirito di resistenza della comunità stessa contro leggi ritenute ingiuste o modi degenerati di applicare le leggi stesse (da Quarta di copertina).

Elenco dei contributi di Milo Julini e relative pagine:

Pietro Mottino, il bersagliere di Candia Canavese (p. 93)

Antonio Domenico Stella “il” bandito delle Langhe (p. 103)

Francesco Delpero (p. 111)

Antonio Bruno di Canale, detto «Ël cit ëd Vanchija», ladro imprendibile (p. 119)

Storia e leggenda del famigerato Francesco Delpero

La mia prima ricostruzione della vicenda di Francesco Delpero, pubblicata a Torino nel 1992.

Partecipa al premio letterario "Reis encreuse, libro che cammina, 2013" (Leggi la notizia)

E' stato votato finalista al premio "Reis Encreuse" edizione 2013. La cerimonia di assegnazione del premio si svolgerà a Neviglie domenica 29 settembre ore 16. (Leggi la notizia)

Leggi la cronaca di Neviglie, domenica 29 settembre 2013. 

Poliziotti e propalatori nel Piemonte sabaudo. Il caso Cibolla. 1860-1861

Il mio primo libro, apparso a Torino nel 1988, narra la vicenda del processo Cibolla e dello scandalo Curletti.

Su argomento diverso, in collaborazione con Donatella Cane

Vestivamo alla montanara - Fogge dell'abito tradizionale nella Valle di Viù dal XVIII al XX secolo.
Donatella Cane, Milo Julini in collaborazione con Elide Viarengo Bruno, Claudio Santacroce.
Prefazione del professor Paolo Sibilla, docente di Antropologia presso l’Università di Torino.Neos Edizioni, Rivoli, 2001.

Fatti di... costume - Uso dell'abito tradizionale della Valle di Viù: come, quando, perché
Donatella Cane, Milo Julini in collaborazione con Elide Viarengo Bruno, Claudio Santacroce.
Prefazione del professor Paolo Sibilla, docente di Antropologia presso l’Università di Torino. Neos Edizioni, Rivoli, 2002.

Donatella Cane - Lina Pennisi - Andavamo a scuola alla Boncompagni. Libri, quaderni e ricordi di allievi della scuola Carlo Boncompagni di Torino dal 1912 al 1960 Con la collaborazione di Preside, insegnanti, allievi della scuola
Carlo Boncompagni di Torino e di Milo Julini (Appunti cronologici sul borgo San Donato).

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